Agricoltura – Pesca – Prodotti alimentari
2. Politica Comune della Pesca (PCP)
Punti principali:
- Calo degli stock di pesce ed eccessiva capacità delle flotte
- Specie ittiche in pericolo
- Possono l’acquacoltura e i vivai salvare l’industria della pesca?
- Effetti della contaminazione da acquacoltura dei pesci non da allevamento
- Necessità di lavori alternativi per le comunità tradizionalmente dipendenti dalla pesca
- Misure essenziali di conservazione che interessano i paesi non UE
- Lotta alla pesca illegale
L’UE è la seconda potenza al mondo dopo la Cina per capacità di pesca. Con una flotta di oltre 91.000 pescherecci, l’UE raccoglie oltre 7,5 milioni di tonnellate di pesce attraverso la pesca e l’acquacoltura. Secondo la Commissione europea, la pesca e l’acquacoltura creano posti di lavoro molto necessari nelle zone costiere e sono alla base del benessere delle regioni europee dedite alla pesca. Ma ciò significa forti pressioni socioeconomiche che spingono spesso i paesi costieri a scontrarsi sui diritti di pesca e sulla gestione delle acque territoriali. Con il continuo assottigliamento degli stock di molte specie di pesce nelle acque europee, la questione di una pesca sostenibile resta una grande priorità pratica e politica.
Nell’ambito del suo impegno a garantire una pesca e acquacoltura responsabile, la politica comune delle pesca nell’UE , che fu riformata nel 2002, mira ad assicurare un futuro all’industria della pesca. La riforma della PCP include gli obiettivi di lungo periodo di garantiree la presenza di pesci adulti nelle acque dell’UE, cercando un equilibrio tra capacità della flotta peschereccia e popolazione ittica e facendo rispettare equamente e in modo paritario le norme che regolano la pesca nell’Unione.
Per il periodo 2007-2013 il Fondo Europeo per la Pesca dispone di un bilancio di 3,8 miliardi di euro per fornire aiuti per lo sviluppo sostenibile nel settore ittico. Spetta ai paesi membri decidere come assegnare i fondi tra diverse priorità, ponendo l’accento soprattutto sui piani di finanziamento per il recupero degli stock ittici, sulla pesca in acque interne e sull’acquacoltura compatibile con il rispetto dell’ambiente.
Negli ultimi anni le norme comuni sono state applicate più uniformemente, grazie ad una maggiore cooperazione tra le autorità del settore. La nuova Agenzia per il Controllo della Pesca comunitaria Community Fisheries Control Agency si occuperà della formazione degli ispettori e coordinerà la cooperazione tra paesi. L’Agenzia, che ha attualmente sede a Bruxelles, dovrà spostarsi nel 2008 nella sua sede permanente nel porto peschereccio più grande d’Europa, la città spagnola di Vigo.
La Commissione afferma che “le risorse ittiche sono naturali, rinnovabili e mobili (oltre ad essere) parte del nostro patrimonio comune. Stock ittici sani possono sostenere un livello elevato di pesca ma hanno bisogno di un ambiente marino adeguato. Le attività della pesca e dell’acquacoltura vanno regolate attraverso la cooperazione internazionale per permettere il continuo rinnovo degli stock e la protezione degli ecosistemi marini”.
Mentre la pesca e l’ambiente sono in un certo senso integrate, resta ancora molto da fare per integrare tutte le politiche che incidono sull’ambiente marino. Una politica integrata servirebbe a migliorare il coordinamento in molti settori come l’espansione dei porti, le prospezioni petrolifere in mare o la costruzione di parchi eolici in mezzo al mare. Una Politica Marittima Europea è in fase di preparazione nell’UE.
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Chapters
- 1. Politica Agricola Comune (PAC)
- 2. Politica Comune della Pesca (PCP)
- 3. Sicurezza alimentare
- 4. Key policy makers and contacts